Chi decide che cosa mangeremo nel 2050 + test

Un giovane agricoltore esamina pannocchie di mais in un campo.
Un giovane agricoltore esamina pannocchie di mais in un campo.

Progettare che cosa finirà nei piatti fra venticinque anni sembra un esercizio da futurologi, eppure è il mestiere quotidiano di chi studia i sistemi alimentari. Il progetto FoSTA-Health ha passato tre anni e mezzo fra Malawi, Sudafrica, Tanzania e Zambia per capire come suolo, animali, salute umana, commercio e politica si tengano a vicenda, e ha messo sul tavolo quattro strade possibili verso il 2050, nessuna delle quali è gratis — e alla fine puoi vedere se ragioni per sistemi o per singole questioni.

Indice

Che cosa significa davvero «sistema alimentare»

Quando si parla di cibo, l'immagine che viene in mente è quasi sempre la stessa: un campo, un trattore, un raccolto. È un'immagine comoda e sbagliata per difetto. Un sistema alimentare comprende il suolo su cui cresce il mais, la salute degli animali che pascolano accanto, i mercati che fissano i prezzi, le regole sanitarie che decidono che cosa può essere esportato e le abitudini di chi alla fine si siede a tavola. Cambiare un pezzo senza guardare gli altri significa, quasi sempre, spostare il problema invece di risolverlo.

Quattro Paesi, un solo problema

Il progetto FoSTA-Health, finanziato dal programma Orizzonte Europa, ha lavorato in Malawi, Sudafrica, Tanzania e Zambia. Non sono quattro casi separati messi in fila: sono quattro versioni della stessa domanda, cioè come nutrire meglio le persone senza consumare il terreno, l'acqua e la salute pubblica su cui quel cibo si regge.

Il coordinamento è stato affidato alla Wageningen University & Research, nei Paesi Bassi, con Luuk Fleskens alla guida del lavoro. Il progetto è durato dal 1° ottobre 2022 al 31 marzo 2026, con un costo complessivo di 4 117 592,75 EUR interamente coperti dal contributo dell'Unione europea, nell'ambito della convenzione di sovvenzione numero 101060887.

Un intreccio che non si lascia tagliare

Il filo che tiene insieme tutto il lavoro si chiama «One Health»: un approccio che si rifiuta di trattare separatamente la salute delle persone, quella degli animali, quella delle piante e quella dell'ambiente. Nei materiali del progetto la formula è netta: «Per trasformare in modo sostenibile i sistemi alimentari bisogna riconoscere la complessità e l'interconnessione tra la salute umana, animale, vegetale e ambientale».

Detto così suona come un principio teorico. In pratica significa che un veterinario, un agronomo, un epidemiologo e un economista devono sedersi allo stesso tavolo e accettare che nessuno dei quattro abbia da solo la risposta.

Quattro scenari fino al 2050

La parte più concreta della ricerca sono i quattro percorsi rappresentativi di trasformazione, immaginati con l'orizzonte del 2050. Non sono previsioni, ma strade alternative, ciascuna con una logica diversa su chi guida il cambiamento:

  • commercializzazione orientata al mercato;
  • cambiamento alimentare spinto dall'alimentazione e dalla domanda;
  • cambiamenti nei sistemi agricoli su scala paesaggistica;
  • percorsi comunitari spinti dall'equità e dalle aspirazioni.

Ogni strada ha il suo prezzo

Qui arriva la parte che di solito sparisce dai titoli. I ricercatori non hanno indicato un vincitore: hanno osservato che ciascuno dei quattro percorsi porta benefici propri, ma porta con sé anche rischi da governare perché la trasformazione produca davvero risultati positivi in chiave «One Health». Puntare tutto sul mercato può far crescere i redditi e insieme la pressione sui suoli; puntare sulla comunità può ridurre le disuguaglianze e insieme rallentare gli investimenti. Chi sceglie una strada sceglie anche che cosa è disposto a perdere.

Che cosa resta sulla carta e che cosa resta sul campo

Sulla carta restano i documenti di indirizzo politico: uno sulla trasformazione dei sistemi alimentari in chiave «One Health», uno sull'integrazione di quell'approccio negli investimenti agricoli dello Zambia, uno sulla partecipazione delle donne alle esportazioni agricole. Accanto ci sono un manuale sulle metodologie per la ricerca partecipativa, uno strumento interattivo per mappare i sistemi alimentari e il sistema integrato di modellizzazione iFEED.

Sul campo restano i programmi di formazione avviati in Malawi e in Zambia, dedicati alle consociazioni, alla gestione del suolo e dei pesticidi, agli standard GLOBALG.A.P. e agli standard di qualità alimentare. Il bilancio del progetto lo dice così: «FoSTA-Health ha combinato il lavoro transdisciplinare con i responsabili delle politiche e le esperienze vissute, integrandole tra i vari settori e i livelli decisionali, e rendendo operativo un approccio One Health nel contesto dell'Africa meridionale».

Perché è un tema da studenti

Un progetto così non ha una facoltà di riferimento. Ci stanno dentro agronomia, medicina veterinaria, sanità pubblica, economia e ricerca sociale, e nessuna di queste può chiudersi nel proprio corridoio. Chi immagina la ricerca come un laboratorio silenzioso qui trova qualcosa di diverso: parlare con un allevatore o con una commerciante di mercato non è cortesia, è metodo, ed è spesso l'unica via per ottenere dati che nessuna tabella contiene.

È anche un buon esempio di che cosa voglia dire «risultato» nella ricerca applicata: non soltanto un articolo scientifico, ma un manuale che un consulente agricolo può aprire domani mattina.

In sintesi

FoSTA-Health mostra che pensare al cibo del 2050 non è fantascienza, ma un lavoro di confronto fra scelte imperfette. Quattro Paesi, quattro percorsi possibili, un solo principio di fondo: la salute delle persone, degli animali, delle piante e dell'ambiente sta in piedi o cade insieme. Il resto sono decisioni, e le decisioni hanno sempre un costo.

Cinque domande: ragioni per sistemi o per singole questioni? (test)

5 domande · un minuto · senza salvataggio

1. Senti dire che al supermercato è aumentato il prezzo del burro. Che cosa ti interessa per prima cosa?

2. Devi risolvere un problema in cui ogni via d'uscita ha un lato negativo. Quale mossa fai?

3. In un progetto bisogna parlare con le persone che stanno sul campo. Come la consideri?

4. Che cosa consideri un buon risultato di una ricerca?

5. La previsione arriva fino al 2050. Con che occhio la guardi?


publié: 2026-09-20
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